venerdì 24 aprile 2009

Dopo che avrò visto questo inverno così lungo
addolcirsi in piccoli segni di colori tenui
allora saprò che anche il mio cuore
sarà sopravvissuto a quell’oscura apnea.
I piedi e le mani intirizziti dal tanto immobilismo
cominceranno a ricercare un’altra strada, meno battuta
della solita. E sarà in quel lento muoversi incerto
che una tua carezza, amore mio, un tuo timido bacio dato
fuggendo via saranno sufficienti a farmi dimenticare
tutto il buio, i giorni senz’alba, le notti insonni,
a sperare e pregare per una precoce primavera.
Basterà, pensa, un tuo sorriso e la tua mano
che cerca la mia senza guardare, a dirmi
che non avrò vissuto invano.

claremorris, april 9th, 2009
 

Teorema unidirezionale della solitudine

Mi è sufficiente non farmi sentire né vedere,
per non esser visto, ascoltato, da te, come da chi
mi ha sempre professato amore automatico.
Mi sottraggo al ricatto, resto aggrappato
alla vita con misurate sortite,
alla vista e all’udito. Mi allontano e non scappo.

Ricevo risposte cordiali, mi accontento
con un sorriso lento a spegnersi, finché
non affosso il viso in qualche altro
vicolo oscuro. Mi siedo. Aspetto.
Fronteggio il mio nulla assoluto.
Cedo alla tentazione, maledicendo
il mio sbrindellato orgoglio, quando le tue parole
soffiano dolce vento sul mio fuoco, io
mi sento rinascere di altre vite, differenti
possibilità, mille viscere emergono, finché
il rollio non si allenta, per fatalità
a volte, e io resto a guardare l’assenza
di onde, il lento morire d’inerzia;
il nuovo buio sul solito orizzonte.

lunedì 16 marzo 2009

Il TG della notte

Il segnale debole della mia antenna
mi rimanda immagini incomprensibili
fatte di quadratini che si rincorrono
in strisce multicolori che appaiono
per poi essere inghiottite velocemente
da altre di differente tonalità.
Uno screen saver isterico con pochi punti fissi.
La scritta TG1 in basso a destra.
Intuisco che bombardano Gaza, bello sforzo,
vedo qualcuno con le braccia alzate
verso un cielo blu occluso.
Le parole, i suoni, sono frammenti
singhiozzanti e sincopati che a intervalli
irregolari tentano di comunicare concetti,
corredare quelle immagini impazzite.
Il papa rivolge il suo sguardo benevolo
ai fedeli riunitisi in preghiera.
Un cartello con dei divieti.
La polizia arriva sul posto a tragedia consumata.
Le opinioni dei principali protagonisti.
Un campo di calcio, le azioni salienti.
Anche stanotte niente di nuovo.
Tra non molto la pubblicità.

martedì 30 dicembre 2008

Il cumulo dei regali

Il lampeggiare stanco di un albero di natale,
di lucidità sintetiche e riflettenti un ritmo strano,
irregolare nella sua ripetitività.

Le evoluzioni improbabili di una ballerina di fila,
coi suoi quasi 50 anni e il suo corpo alla deriva
verso forme ignote e impensate; quando un giramento
di testa annuncia presagi poco divertenti.

Ho camminato sul muro che divide due mondi
e mai mi sono fatto risucchiare dal tuo, ispido,
grezzo di materia impossibile da plasmare.
Siedo accanto al mio albero minimale, spelacchiato
come un cane innervosito dall'inverno. La luce spenta
e le urla di un'ambulanza soffocato dai doppi vetri.
Scavo nel marmo più duro, senza fermarmi.

venerdì 5 dicembre 2008

Gabbie di Luce

A volte, quando riesco a superare indenne o quasi le barriere di pioggia, vento e altri minimali cataclismi atmosferici che si manifestano in città, torno a casa e sento forte il peso delle catene.
Mia madre che mi guarda tornare a casa bagnato, mille anni fa e per mille anni, e si spaventa, non capisce quasi come io abbia potuto avventurarmi in quella pericolosa giungla d'acqua. Il pensiero che abbia potuto bagnarmi la fa quasi inorridire. Immediatamente si attiva per alleviare le mie pene, levare dalle mie spalle quel supplizio.
Sono tornato a casa stasera e ho indugiato un po' prima di togliermi i calzoni bagnati, constatare fino a che punto avevo assorbito la pioggia. Il corpo cercava un contatto con quel piccolo dolore che dovevo provare da bambino, un minimo senso di colpa per aver ceduto alla tentazione della pioggia.
Ora la guardo scendere innocua nei miei vestiti da casa caldi e accoglienti come dei vestiti da casa sanno essere. Il volto di mia madre è un ricordo lontano, sempre più difficile da definire; linee che si perdono nella pioggia in controluce.
Il corpo trattiene ancora un retrogusto di pioggia.
Non uscirò stasera, non voglio ammalarmi. Voglio stare un po' con le linee sfocate, i miei 10 anni, i lampioni bianchi, la minestra col parmigiano. La vita che non esiste.
Voglio stare, stasera.

there was nothing